Romeo e Giulietta

Balletto in due atti
Musica Sergej Prokof'ev
Coreografia di Jurij Grigorovič
Balletto del Cremlino

Coreografia
Jurij Grigorovič
Scene
Simon Virsaladze
Assistente alla coreografia
Natalija Bessmertnova
Assistente alla coreografia
Valerij Ryžov
Direttore d’orchestra
Raušan Jakupov
Date

Prima

Gio 22.3.12 - (A) ore 20.30

Repliche

Sab 24.3.12 - (B) 20.30
Sab 24.3.12 - (F) 15.30
Dom 25.3.12 - (C) 15.30
Mar 27.3.12 - (L) 20.30
Mar 27.3.12 - (H) 15.30
Mer 28.3.12 - (F.A.) 20.30

ROMEO E GIULIETTA
 
Pochi balletti possono vantare il numero di coreografie che sono state create sulla musica che Sergej Prokof’ev ha composto tra l’estete 1935 e il 30 dicembre 1938, quando andò in scena per la prima volta a Brno con la coreografia di Vanja Psota, presto sostituita, l’11 gennaio 1940 da quella di Leonid Lavronskij al Kirov di Leningrado e restata a lungo nel repertorio del Bol’šoj di Mosca. Al compositore era stato chiesto di realizzare un lavoro estremamente popolare, ed egli si trovò a proprio agio nel misurarsi con la splendida tradizione di Čajkovskij, immaginando un lirismo elegiaco e trattenuto, una musica spoglia e trasparente di grande impatto emozionale. Il centro dell’azione è posto sull’amore tra Giulietta e Romeo, con una mestizia di fondo che sottolinea il senso di predestinazione della loro tragedia. Con profondo senso lirico Prokof’ev ha saputo tratteggiare perfettamente i tratti principali dei suoi protagonisti, il candore di Giulietta, l’ardore di Romeo, l’allegria di Mercurio la cui morte splendidamente accompagnata non manca di commuovere mentre fa trattenere il fiato, la saggia tenerezza di Lorenzo, l’orgoglio sordo dei Montecchi e dei Capuleti, la sinistra perfidia di Tebaldo, C’è la festa rinascimentale, ci sono i duelli di carattere diverso ed entrambi incisivi, c’è la splendida musica che accompagna alla morte Giulietta, morte che il Partito aveva cercato di evitare, perché non si doveva rattristare il pubblico. Ma proprio qui sta la grandezza del lavoro di Prokof’ev, nell’accompagnare al passaggio finale i suoi eroi senza far sentire sempre il peso del destino che incombe su di loro, lasciandoci sognare un futuro come se non sapessimo che non c’è, come se non sentissimo che loro già sanno.