CENNI STORICI
MDCCCXXVII – 1827 è la data riportata sull’iscrizione latina scolpita sul pronao a colonne doriche, in stile neoclassico come in voga per i teatri dell’epoca. Il pronao affaccia su Largo Pertini (Piazza De Ferrari) e - insieme al porticato a bugnato che abbraccia l’edificio e forma la terrazza del 1° piano - costituisce l’unica eredità del vecchio Teatro Carlo Felice dopo i devastanti bombardamenti della seconda guerra mondiale che hanno lasciato per lungo tempo una dolorosa e visibile ferita nel cuore della città. Il primo bombardamento del novembre ’42 arrecò danni non ingenti, mentre fu devastante lo spezzone di bomba incendiaria dell’8 agosto 1943 che colpì il tetto distruggendo i solai e carbonizzando tutte le parti lignee dell’edificio.
Fu solo nella prima metà dell’800 che la città avvertì l’esigenza di dotarsi di un teatro che, oltre ad ospitare in maniera più consona il melodramma, unico vero e diffuso intrattenimento dell’epoca, potesse agire da fulcro della vita sociale genovese. Venne quindi individuata come posizione idonea per la costruzione dello stesso, l’area sulla quale, fino al 1821, sorgeva il Convento e la Chiesa di San Domenico.
Tale complesso conventuale risalente al XIII secolo era rinomato per l’imponenza architettonica oltre che per le preziose opere d’arte che lo decoravano. Nel XVI secolo fu sede dell’Inquisizione e, due secoli dopo, conseguentemente alle leggi di soppressione napoleoniche, venne convertito in caserma del Genio Militare.
Nel 1821, nell’ambito di interventi architettonici di riprogettazione della piazza curati dall’architetto genovese Carlo Barabino, venne infine demolito.
Questo dettaglio è rilevante per sfatare, una volta per tutte, l’idea che il complesso conventuale fosse stato “sacrificato” per far posto al teatro d’opera, dal momento che solo nel 1824, per la prima volta, si pensò di dotare la città di un teatro che potesse competere con quelli già esistenti nelle maggiori città italiane.
Nel 1826, su progetto dello stesso Barabino, si diede quindi il via alla costruzione del teatro che, il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia, venne inaugurato con l’opera Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini.
Da allora le stagioni operistiche si susseguirono ininterrottamente, neppure i bombardamenti arrestarono la musica né scalfirono il coinvolgimento del pubblico e, con interventi tampone al limite della precarietà, il teatro riuscì a proseguire la propria attività fino agli anni ’60 quando non si poté più rimandare l’inevitabile: il teatro andava demolito e ricostruito ex novo…
Nei trent’anni intercorsi tra chiusura e ricostruzione, le attività del Teatro comunale dell’Opera vennero dislocate in varie sedi e uffici, con sede provvisoria principale presso il Teatro Margherita (oggi un grande magazzino a metà di Via XX Settembre).
IL TEATRO
Sebbene il primo concorso nazionale di idee per la ricostruzione del Teatro fosse stato bandito nel 1946, a seguito di varie vicissitudini – il primo appalto, affidato all’architetto Paolo Chessa, non solo non fu ultimato, ma finì a carte bollate; il secondo, assegnato all’arch. Carlo Scarpa, fu tragicamente interrotto a causa della morte accidentale dello stesso progettista - solo con l’appalto del 1984, vinto dal Raggruppamento di Imprese Mario Valle S.p.A, si avviarono i lavori di ricostruzione.
Il progetto architettonico fu curato dagli architetti Ignazio Gardella, Aldo Rossi, Fabio Reinhart e Angelo Sibilla. Come stabilito nel bando di gara, il progetto prevedeva il mantenimento del pronao dorico e del portico in pietra di promontorio decorato con i bassorilievi originali, oltre che la trasformazione in piazza coperta della zona retrostante al pronao – corrispondente al foyer del vecchio Teatro Carlo Felice – che avrebbe così costituito un armonioso collegamento fra Galleria Mazzini e Piazza De Ferrari.
Leitmotiv del progetto è proprio l’unione tra radici e innovazione, pensando il teatro per una città europea che sa guardare oltre le prospettive locali e nazionali, per una città che sa farsi capitale, punto di riferimento per la cultura, una città che, effettivamente, è stata nominata “Capitale Europea della Cultura” nel 2004.
Il 7 aprile 1987, a 159 anni esatti dall’inaugurazione del vecchio Carlo Felice, venne posata la prima pietra del nuovo teatro che dopo i previsti “1000 giorni” fu consegnato al Teatro dell’Opera.
Il 18 ottobre 1991 si rialzò finalmente il sipario del Teatro Carlo Felice con l’opera “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, primo evento della stagione di Inaugurazione.
Esterno
Il nuovo Carlo Felice mantiene sostanzialmente l’aspetto neoclassico del vecchio teatro, condizione necessaria per integrare in maniera armonica le parti superstiti: il pronao con una copia della statua del Genio dell’Armonia di Giuseppe Gaggini (1791- 1867) il cui originale è custodito nella Chiesa di Sant’Agostino in Sarzano – e il porticato a bugnato. La struttura è squadrata e geometrica, sormontata da un parallelepipedo corrispondente a platea, foyer, servizi per il pubblico, su cui spicca un parallelepipedo sviluppato in altezza dall’aspetto compatto, punteggiato da piccole finestrelle e interrotto sulla sommità da un importante cornicione – la torre scenica - che rappresenta un riferimento ormai familiare nello skyline della città.
Il cono è una cuspide vetrata alta 27 metri che si erige nel 1° foyer, attraversa i foyer sovrastanti e si prolunga oltre il tetto dell’edificio. Oltre a catturare la luce zenitale, che penetra fino nella piazza coperta, il cono può essere illuminato dall’interno da alcuni riflettori, simbolico richiamo alla Lanterna, ad indicare un approdo culturale cittadino.
Difronte all’ingresso principale sulla destra, si scorge il portone di accesso all’auditorium che ha una capacità di 200 posti a sedere e viene utilizzato per spettacoli, concerti, congressi e convegni.
Interno
All’entrata principale si trova una statua marmorea di San Domenico di Francesco Schiaffino, (1689 –1765), a memoria del fatto che il teatro si erige sulle rovine dell’ex complesso conventuale. Alla sinistra della statua un dipinto murale proveniente da Villa Levi ad Alassio, di Carlo Levi (1902-1975) dal titolo “vendemmia” eseguito nel 1924, - che precede, quindi, di circa 20 anni il celeberrimo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli” - opera donata dalle famiglie Levi e Sacerdoti come bene pubblico. Sulla parete destra il dipinto dal titolo “Apollo e le Muse” di G. Mazzei, concesso in comodato dall’Università di Genova.
In legno di ciliegio, armonizzato con tutti gli arredi lignei della sala e dei foyer, pavimenti in marmo di Carrara e marmo imperiale a scacchiera, così come nei foyer sulle pareti, pietra del Cardoso. Sullo sfondo un bassorilievo in bronzo e marmo di Carrara che misura 3,90 X 1,80 dal titolo “La figura e l’arte di Nicolò Paganini” (1997) di Diego Attilio Mario Raco – Biagio Miceli.
L’ampio salone del foyer, con la sua luminosa superficie marmorea di 660 m2, ospita oltre al bar destinato al pubblico, divanetti di design in legno di ciliegio e panno bluette, tavolini e consolle in marmo rosso di Levanto e delle opere d’arte appositamente commissionate per il Carlo Felice.
Nelle nicchie del foyer principale, ai lati della base del “cono”, si trovano gli affreschi di 36 m2 appositamente eseguiti da Aurelio Caminati (Genova 1924). L’uno rievoca la dominazione della repubblica genovese nel mare Egeo con la rappresentazione allegorica della costruzione di un fondaco nell’isola di Tabarca, l’altro raffigura Guglielmo Embriaco alla partenza dal porto di Genova per la Prima Crociata nel 1102. Gli affreschi, in posizione diametralmente opposta abbracciano idealmente l’osservatore conducendolo in un viaggio in cui le coordinate spazio-temporali e cromatiche vengono armonizzate dal mare, al quale Genova lega indissolubilmente la propria storia.
Raimondo Sirotti (Bogliasco Ge 1934) firma gli arazzi che irrompono con forza cromatica nell’algido foyer. Eseguiti dallo storico laboratorio Pinton di Aubusson, nel cuore della Francia, gli arazzi riproducono una reinterpretazione contemporanea e suggestiva due dipinti ora custoditi nel Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti: La Pastorale del Grechetto (Giovanni Benedetto Castiglione - Genova ca. 1610 - Mantova 1665) e il Paradiso di Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia 1644). Quest’ultimo particolarmente legato alla storia del teatro, in quanto ispirato al bozzetto degli affreschi absidali per la decorazione del coro della chiesa di San Domenico.
Nella parte sinistra del I foyer, lato Piazza De Ferrari, si staglia “Paganini” un’imponente e scenografica scultura terminata del 1985 di Carlo Mo (Piovene Rocchetta VC, 1923 – Pavia, 2004), concessa in comodato gratuito dalla famiglia MO. La struttura in acciaio inox scatolato e lavorato, alta 3 metri e dal peso di 3 quintali, suggella un profondo legame tra l’artista e la città, incarnando in sé, oltre alla figura di Paganini, un richiamo alla luce che si riflette sul mare di Genova, restituendo bagliori in perenne movimento.
Nel secondo foyer si trova una scultura bronzea di Wolfgang Alexander Kossuth (Pfronten – Germania 1947) dal titolo “Nicolò Paganini”, donata al Comune di Genova.
La Sala
Dai foyer si accede alla sala principale che occupa tutto l’interno dell’edificio antico.
La sala è una cavea, una superficie digradante a gradoni. Obiettivo degli architetti era ricreare l’atmosfera degli antichi teatri di piazza in cui le rappresentazioni venivano allestite all’aperto nei centri cittadini. Da ciò la presenza di finestre e balconi sulle pareti, a ricordare le facciate dei palazzi e del soffitto punteggiato da 160 faretti che richiamano un cielo stellato.
Sul fondo della platea si intravedono le tre cabine operative luci, audio-video e regia.
Una delle peculiarità di maggiore rilevanza del Teatro Carlo Felice è rappresentata dall’acustica della sala, il cui adattamento è stato progettato nei minimi dettagli dallo Studio Tecnico Müller BBM Gmbh di Monaco di Baviera. Ogni singolo particolare è stato analizzato e costruito in modo da garantire , oltre ad un’ovvia resa estetica, un ottimale risultato funzionale ed acustico.
I materiali sono particolarmente ricercati: marmo di Carrara per le balaustre dei balconi, legno Doussié per i pavimenti mentre per le rifiniture è stato scelto legno di pero e di ciliegio (abitualmente impiegati per la costruzione di strumenti musicali) la cui consistenza non troppo rigida e neppure eccessivamente morbida fa sì che il suono non “rimbalzi” sulle pareti, né venga assorbito, risultando ovattato.
Alle pareti, marmo blu di bardiglio, pietra che riflette le alte frequenze, posata con diversi spessori di intercapedini, a seconda del punto della sala, al fine di garantire un‘ottimale e omogenea diffusione delle onde sonore. Anche gli elementi decorativi sopra descritti (finestre, persiane, balconi) contribuiscono alla resa acustica della sala, annullando i rischi di riflessione sonora.
Le poltrone sono state studiate, sia nelle forme, sia nei materiali (resina e velluto) per concorrere a questo eccellente risultato acustico, garantendo, nell’insieme, una caratteristica unica al mondo: la loro progettazione fa sì che l’acustica della Sala rimanga invariata sia da piena, sia da vuota, particolare che agevola gli artisti durante le prove degli spettacoli.
I fori visibili sulle pareti fanno parte dell’unico sistema di manipolazione elettronica del suono all’interno della sala, permettendo un’omogenea diffusione acustica dalla prima fila di platea sino all’ultima di galleria (distante 44 metri dal palcoscenico).
La Macchina Scenica
Il palcoscenico è preceduto dal proscenio che, interposto fra il pubblico ed il sipario e diviso in 3 podi, trova ai suoi lati due colonne cave rivestite in marmo rosso di Levanto contenenti parte dell’illuminazione per il palcoscenico. Il proscenio è dotato di un sistema meccanico a pantografo che permette al pavimento di essere posizionato a vari livelli:
- livello palcoscenico
- livello sala
- livello -3 (buca d’orchestra)
Tra il proscenio ed il palcoscenico si trova il sipario tagliafuoco rivestito da un pannello scultoreo di 250 m2 progettato e realizzato dallo scultore Nerone Giovanni Ceccarelli. Hanno collaborato Leopoldo Ceccarelli, Max Di Bernardo, Neri. Si tratta di un pannello composto da 120 tessere, a loro volta costituite da lamine di numerosi metalli, la cui visione d’insieme rappresenta il soggetto “Viva Schömberg” che simboleggia la fusione fra il vecchio e il nuovo teatro.
Al di là del tagliafuoco si nasconde il cuore tecnologico del teatro, fiore all’occhiello della struttura. Ideato dallo scenografo Enzo Frigerio, progettato dallo studio Pennati Annicar di Milano e realizzato dallo studio Biste-Gerling di Berlino.
Una torre scenica di 63 metri, nella quale trovano spazio i sistemi di “tiri di soffitta”, sovrasta i quattro palcoscenici mobili (principale, dorsale e due inferiori affiancati tra loro), uno dei quali largo circa 600 metri quadrati, dotato di 25 piani mobili modulati a scacchiera, singolarmente innalzabili ed inclinabili, montati su pistoni oleodinamici che consentono una corsa di circa 16 metri per la traslazione dei carri sottostanti.
Nei livelli inferiori si trovano gli spazi destinati ai montaggi delle scene, che possono essere trasportate sulle piattaforme mobili, già montate, a livello del palcoscenico principale, analogamente a quanto avviene nel palcoscenico dorsale, dotato di piattaforma girevole per il cambio scena.
Grazie a questa tecnologia, senza comunque poter prescindere dall’intervento dei tecnici specializzati, il cambio delle scene può avvenire assai rapidamente e consente ai registi di ideare scenografie o deus ex machina altrove non realizzabili.
Le attività
Le stagioni del Teatro Carlo Felice offrono un ampio repertorio che spazia dai classici titoli lirici, a opere inedite, concerti sinfonici e balletto, sia classico sia contemporaneo, con aperture al jazz e alla musica d’autore, senza tralasciare una parentesi dedicata alla “Stagione per ragazzi” presso l’Auditorium o in collaborazione con altri teatri genovesi.
Grande attenzione viene posta ai progetti culturali e speciali sia in termini di approfondimento multidisciplinare (conferenze illustrative, audizioni discografiche, percorsi espositivi, atelier tematici, incontri con registi, direttori d’orchestra, costumisti) sia in termini di educazione alla musica, in collaborazione con Enti locali, università e associazioni culturali.
Essenziale, come di consueto, la collaborazione con la Scuola, che oltre ad essere – di fatto - il terreno ideale per stimolare l’interesse per la cultura musicale, rappresenta un aspetto ed un settore di investimento al quale la Fondazione Teatro Carlo Felice, tramite il “Progetto di Educazione alla Musica” si dedica da tempo con passione.
Il progetto si rivolge a bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie, proponendo attività mirate per favorire l’avvicinamento dei giovani alla cultura musicale: prove aperte, lezioni concerto, visite guidate, laboratori in attrezzeria e sartoria, laboratori virtuali, corsi di studi sul mondo dell’opera.
Il consolidato rapporto creatosi con le scuole, la collaborazione degli insegnanti e l’entusiastica risposta dei ragazzi, oltre a rientrare negli obiettivi dello statuto della Fondazione, che prevede l’avvicinamento dei giovani al mondo dell’opera, restituisce al teatro rinnovata energia da investire in nuovi progetti.
MDCCCXXVII – 1827 è la data riportata sull’iscrizione latina scolpita sul pronao a colonne doriche, in stile neoclassico come in voga per i teatri dell’epoca. Il pronao affaccia su Largo Pertini (Piazza De Ferrari) e - insieme al porticato a bugnato che abbraccia l’edificio e forma la terrazza del 1° piano - costituisce l’unica eredità del vecchio Teatro Carlo Felice dopo i devastanti bombardamenti della seconda guerra mondiale che hanno lasciato per lungo tempo una dolorosa e visibile ferita nel cuore della città. Il primo bombardamento del novembre ’42 arrecò danni non ingenti, mentre fu devastante lo spezzone di bomba incendiaria dell’8 agosto 1943 che colpì il tetto distruggendo i solai e carbonizzando tutte le parti lignee dell’edificio.
Fu solo nella prima metà dell’800 che la città avvertì l’esigenza di dotarsi di un teatro che, oltre ad ospitare in maniera più consona il melodramma, unico vero e diffuso intrattenimento dell’epoca, potesse agire da fulcro della vita sociale genovese. Venne quindi individuata come posizione idonea per la costruzione dello stesso, l’area sulla quale, fino al 1821, sorgeva il Convento e la Chiesa di San Domenico.
Tale complesso conventuale risalente al XIII secolo era rinomato per l’imponenza architettonica oltre che per le preziose opere d’arte che lo decoravano. Nel XVI secolo fu sede dell’Inquisizione e, due secoli dopo, conseguentemente alle leggi di soppressione napoleoniche, venne convertito in caserma del Genio Militare.
Nel 1821, nell’ambito di interventi architettonici di riprogettazione della piazza curati dall’architetto genovese Carlo Barabino, venne infine demolito.
Questo dettaglio è rilevante per sfatare, una volta per tutte, l’idea che il complesso conventuale fosse stato “sacrificato” per far posto al teatro d’opera, dal momento che solo nel 1824, per la prima volta, si pensò di dotare la città di un teatro che potesse competere con quelli già esistenti nelle maggiori città italiane.
Nel 1826, su progetto dello stesso Barabino, si diede quindi il via alla costruzione del teatro che, il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia, venne inaugurato con l’opera Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini.
Da allora le stagioni operistiche si susseguirono ininterrottamente, neppure i bombardamenti arrestarono la musica né scalfirono il coinvolgimento del pubblico e, con interventi tampone al limite della precarietà, il teatro riuscì a proseguire la propria attività fino agli anni ’60 quando non si poté più rimandare l’inevitabile: il teatro andava demolito e ricostruito ex novo…
Nei trent’anni intercorsi tra chiusura e ricostruzione, le attività del Teatro comunale dell’Opera vennero dislocate in varie sedi e uffici, con sede provvisoria principale presso il Teatro Margherita (oggi un grande magazzino a metà di Via XX Settembre).
IL TEATRO
Sebbene il primo concorso nazionale di idee per la ricostruzione del Teatro fosse stato bandito nel 1946, a seguito di varie vicissitudini – il primo appalto, affidato all’architetto Paolo Chessa, non solo non fu ultimato, ma finì a carte bollate; il secondo, assegnato all’arch. Carlo Scarpa, fu tragicamente interrotto a causa della morte accidentale dello stesso progettista - solo con l’appalto del 1984, vinto dal Raggruppamento di Imprese Mario Valle S.p.A, si avviarono i lavori di ricostruzione.
Il progetto architettonico fu curato dagli architetti Ignazio Gardella, Aldo Rossi, Fabio Reinhart e Angelo Sibilla. Come stabilito nel bando di gara, il progetto prevedeva il mantenimento del pronao dorico e del portico in pietra di promontorio decorato con i bassorilievi originali, oltre che la trasformazione in piazza coperta della zona retrostante al pronao – corrispondente al foyer del vecchio Teatro Carlo Felice – che avrebbe così costituito un armonioso collegamento fra Galleria Mazzini e Piazza De Ferrari.
Leitmotiv del progetto è proprio l’unione tra radici e innovazione, pensando il teatro per una città europea che sa guardare oltre le prospettive locali e nazionali, per una città che sa farsi capitale, punto di riferimento per la cultura, una città che, effettivamente, è stata nominata “Capitale Europea della Cultura” nel 2004.
Il 7 aprile 1987, a 159 anni esatti dall’inaugurazione del vecchio Carlo Felice, venne posata la prima pietra del nuovo teatro che dopo i previsti “1000 giorni” fu consegnato al Teatro dell’Opera.
Il 18 ottobre 1991 si rialzò finalmente il sipario del Teatro Carlo Felice con l’opera “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, primo evento della stagione di Inaugurazione.
Esterno
Il nuovo Carlo Felice mantiene sostanzialmente l’aspetto neoclassico del vecchio teatro, condizione necessaria per integrare in maniera armonica le parti superstiti: il pronao con una copia della statua del Genio dell’Armonia di Giuseppe Gaggini (1791- 1867) il cui originale è custodito nella Chiesa di Sant’Agostino in Sarzano – e il porticato a bugnato. La struttura è squadrata e geometrica, sormontata da un parallelepipedo corrispondente a platea, foyer, servizi per il pubblico, su cui spicca un parallelepipedo sviluppato in altezza dall’aspetto compatto, punteggiato da piccole finestrelle e interrotto sulla sommità da un importante cornicione – la torre scenica - che rappresenta un riferimento ormai familiare nello skyline della città.
Il cono è una cuspide vetrata alta 27 metri che si erige nel 1° foyer, attraversa i foyer sovrastanti e si prolunga oltre il tetto dell’edificio. Oltre a catturare la luce zenitale, che penetra fino nella piazza coperta, il cono può essere illuminato dall’interno da alcuni riflettori, simbolico richiamo alla Lanterna, ad indicare un approdo culturale cittadino.
Difronte all’ingresso principale sulla destra, si scorge il portone di accesso all’auditorium che ha una capacità di 200 posti a sedere e viene utilizzato per spettacoli, concerti, congressi e convegni.
Interno
All’entrata principale si trova una statua marmorea di San Domenico di Francesco Schiaffino, (1689 –1765), a memoria del fatto che il teatro si erige sulle rovine dell’ex complesso conventuale. Alla sinistra della statua un dipinto murale proveniente da Villa Levi ad Alassio, di Carlo Levi (1902-1975) dal titolo “vendemmia” eseguito nel 1924, - che precede, quindi, di circa 20 anni il celeberrimo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli” - opera donata dalle famiglie Levi e Sacerdoti come bene pubblico. Sulla parete destra il dipinto dal titolo “Apollo e le Muse” di G. Mazzei, concesso in comodato dall’Università di Genova.
In legno di ciliegio, armonizzato con tutti gli arredi lignei della sala e dei foyer, pavimenti in marmo di Carrara e marmo imperiale a scacchiera, così come nei foyer sulle pareti, pietra del Cardoso. Sullo sfondo un bassorilievo in bronzo e marmo di Carrara che misura 3,90 X 1,80 dal titolo “La figura e l’arte di Nicolò Paganini” (1997) di Diego Attilio Mario Raco – Biagio Miceli.
L’ampio salone del foyer, con la sua luminosa superficie marmorea di 660 m2, ospita oltre al bar destinato al pubblico, divanetti di design in legno di ciliegio e panno bluette, tavolini e consolle in marmo rosso di Levanto e delle opere d’arte appositamente commissionate per il Carlo Felice.
Nelle nicchie del foyer principale, ai lati della base del “cono”, si trovano gli affreschi di 36 m2 appositamente eseguiti da Aurelio Caminati (Genova 1924). L’uno rievoca la dominazione della repubblica genovese nel mare Egeo con la rappresentazione allegorica della costruzione di un fondaco nell’isola di Tabarca, l’altro raffigura Guglielmo Embriaco alla partenza dal porto di Genova per la Prima Crociata nel 1102. Gli affreschi, in posizione diametralmente opposta abbracciano idealmente l’osservatore conducendolo in un viaggio in cui le coordinate spazio-temporali e cromatiche vengono armonizzate dal mare, al quale Genova lega indissolubilmente la propria storia.
Raimondo Sirotti (Bogliasco Ge 1934) firma gli arazzi che irrompono con forza cromatica nell’algido foyer. Eseguiti dallo storico laboratorio Pinton di Aubusson, nel cuore della Francia, gli arazzi riproducono una reinterpretazione contemporanea e suggestiva due dipinti ora custoditi nel Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti: La Pastorale del Grechetto (Giovanni Benedetto Castiglione - Genova ca. 1610 - Mantova 1665) e il Paradiso di Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia 1644). Quest’ultimo particolarmente legato alla storia del teatro, in quanto ispirato al bozzetto degli affreschi absidali per la decorazione del coro della chiesa di San Domenico.
Nella parte sinistra del I foyer, lato Piazza De Ferrari, si staglia “Paganini” un’imponente e scenografica scultura terminata del 1985 di Carlo Mo (Piovene Rocchetta VC, 1923 – Pavia, 2004), concessa in comodato gratuito dalla famiglia MO. La struttura in acciaio inox scatolato e lavorato, alta 3 metri e dal peso di 3 quintali, suggella un profondo legame tra l’artista e la città, incarnando in sé, oltre alla figura di Paganini, un richiamo alla luce che si riflette sul mare di Genova, restituendo bagliori in perenne movimento.
Nel secondo foyer si trova una scultura bronzea di Wolfgang Alexander Kossuth (Pfronten – Germania 1947) dal titolo “Nicolò Paganini”, donata al Comune di Genova.
La Sala
Dai foyer si accede alla sala principale che occupa tutto l’interno dell’edificio antico.
La sala è una cavea, una superficie digradante a gradoni. Obiettivo degli architetti era ricreare l’atmosfera degli antichi teatri di piazza in cui le rappresentazioni venivano allestite all’aperto nei centri cittadini. Da ciò la presenza di finestre e balconi sulle pareti, a ricordare le facciate dei palazzi e del soffitto punteggiato da 160 faretti che richiamano un cielo stellato.
Sul fondo della platea si intravedono le tre cabine operative luci, audio-video e regia.
Una delle peculiarità di maggiore rilevanza del Teatro Carlo Felice è rappresentata dall’acustica della sala, il cui adattamento è stato progettato nei minimi dettagli dallo Studio Tecnico Müller BBM Gmbh di Monaco di Baviera. Ogni singolo particolare è stato analizzato e costruito in modo da garantire , oltre ad un’ovvia resa estetica, un ottimale risultato funzionale ed acustico.
I materiali sono particolarmente ricercati: marmo di Carrara per le balaustre dei balconi, legno Doussié per i pavimenti mentre per le rifiniture è stato scelto legno di pero e di ciliegio (abitualmente impiegati per la costruzione di strumenti musicali) la cui consistenza non troppo rigida e neppure eccessivamente morbida fa sì che il suono non “rimbalzi” sulle pareti, né venga assorbito, risultando ovattato.
Alle pareti, marmo blu di bardiglio, pietra che riflette le alte frequenze, posata con diversi spessori di intercapedini, a seconda del punto della sala, al fine di garantire un‘ottimale e omogenea diffusione delle onde sonore. Anche gli elementi decorativi sopra descritti (finestre, persiane, balconi) contribuiscono alla resa acustica della sala, annullando i rischi di riflessione sonora.
Le poltrone sono state studiate, sia nelle forme, sia nei materiali (resina e velluto) per concorrere a questo eccellente risultato acustico, garantendo, nell’insieme, una caratteristica unica al mondo: la loro progettazione fa sì che l’acustica della Sala rimanga invariata sia da piena, sia da vuota, particolare che agevola gli artisti durante le prove degli spettacoli.
I fori visibili sulle pareti fanno parte dell’unico sistema di manipolazione elettronica del suono all’interno della sala, permettendo un’omogenea diffusione acustica dalla prima fila di platea sino all’ultima di galleria (distante 44 metri dal palcoscenico).
La Macchina Scenica
Il palcoscenico è preceduto dal proscenio che, interposto fra il pubblico ed il sipario e diviso in 3 podi, trova ai suoi lati due colonne cave rivestite in marmo rosso di Levanto contenenti parte dell’illuminazione per il palcoscenico. Il proscenio è dotato di un sistema meccanico a pantografo che permette al pavimento di essere posizionato a vari livelli:
- livello palcoscenico
- livello sala
- livello -3 (buca d’orchestra)
Tra il proscenio ed il palcoscenico si trova il sipario tagliafuoco rivestito da un pannello scultoreo di 250 m2 progettato e realizzato dallo scultore Nerone Giovanni Ceccarelli. Hanno collaborato Leopoldo Ceccarelli, Max Di Bernardo, Neri. Si tratta di un pannello composto da 120 tessere, a loro volta costituite da lamine di numerosi metalli, la cui visione d’insieme rappresenta il soggetto “Viva Schömberg” che simboleggia la fusione fra il vecchio e il nuovo teatro.
Al di là del tagliafuoco si nasconde il cuore tecnologico del teatro, fiore all’occhiello della struttura. Ideato dallo scenografo Enzo Frigerio, progettato dallo studio Pennati Annicar di Milano e realizzato dallo studio Biste-Gerling di Berlino.
Una torre scenica di 63 metri, nella quale trovano spazio i sistemi di “tiri di soffitta”, sovrasta i quattro palcoscenici mobili (principale, dorsale e due inferiori affiancati tra loro), uno dei quali largo circa 600 metri quadrati, dotato di 25 piani mobili modulati a scacchiera, singolarmente innalzabili ed inclinabili, montati su pistoni oleodinamici che consentono una corsa di circa 16 metri per la traslazione dei carri sottostanti.
Nei livelli inferiori si trovano gli spazi destinati ai montaggi delle scene, che possono essere trasportate sulle piattaforme mobili, già montate, a livello del palcoscenico principale, analogamente a quanto avviene nel palcoscenico dorsale, dotato di piattaforma girevole per il cambio scena.
Grazie a questa tecnologia, senza comunque poter prescindere dall’intervento dei tecnici specializzati, il cambio delle scene può avvenire assai rapidamente e consente ai registi di ideare scenografie o deus ex machina altrove non realizzabili.
Le attività
Le stagioni del Teatro Carlo Felice offrono un ampio repertorio che spazia dai classici titoli lirici, a opere inedite, concerti sinfonici e balletto, sia classico sia contemporaneo, con aperture al jazz e alla musica d’autore, senza tralasciare una parentesi dedicata alla “Stagione per ragazzi” presso l’Auditorium o in collaborazione con altri teatri genovesi.
Grande attenzione viene posta ai progetti culturali e speciali sia in termini di approfondimento multidisciplinare (conferenze illustrative, audizioni discografiche, percorsi espositivi, atelier tematici, incontri con registi, direttori d’orchestra, costumisti) sia in termini di educazione alla musica, in collaborazione con Enti locali, università e associazioni culturali.
Essenziale, come di consueto, la collaborazione con la Scuola, che oltre ad essere – di fatto - il terreno ideale per stimolare l’interesse per la cultura musicale, rappresenta un aspetto ed un settore di investimento al quale la Fondazione Teatro Carlo Felice, tramite il “Progetto di Educazione alla Musica” si dedica da tempo con passione.
Il progetto si rivolge a bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie, proponendo attività mirate per favorire l’avvicinamento dei giovani alla cultura musicale: prove aperte, lezioni concerto, visite guidate, laboratori in attrezzeria e sartoria, laboratori virtuali, corsi di studi sul mondo dell’opera.
Il consolidato rapporto creatosi con le scuole, la collaborazione degli insegnanti e l’entusiastica risposta dei ragazzi, oltre a rientrare negli obiettivi dello statuto della Fondazione, che prevede l’avvicinamento dei giovani al mondo dell’opera, restituisce al teatro rinnovata energia da investire in nuovi progetti.
| DATI | VOLUME TOTALE | m3. | 224.000 |
| SUPERFICIE PALCOSCENICO PRINCIPALE | m2 | 574 | |
| SUPERFICIE LATERALE DI SCENA E RETROPALCO | m2 | 660 | |
| SUPERFICIE SOTTOPALCO | m2 | 1.760 | |
| DIMENSIONI BOCCASCENA | m. | 16x10 | |
| 1° foyer | m2 | 660 | |
| 2° foyer | m2 | 540 | |
| 3° foyer | m2 | 330 | |
| cono | m. | 27 | |
| Torre scenica | m. | 63(altezza) | |
| m. | 40x40 (lato) | ||
| Auditorium Montale | posti | 200 | |
| Sala principale | posti |
2000 Platea: 1399 Galleria: 504 Balconate e palchi : 97 |
|
| Sipario tagliafuoco | m2 | 250 – 120 tessere |
| DATE | 29 marzo 1826 | Costruzione Teatro Carlo Felice |
| 7 aprile 1828 | Inaugurazione Teatro | |
| 1852 | Inaugurata l’illuminazione a gas | |
| 1892 | Inaugurata l’illuminazione elettrica | |
| 1943 | Distruzione parziale (bombardamento) | |
| 1946-49 | Primo concorso nazionale di idee per la ricostruzione. | |
| 1981-83 | Appalto/concorso per la ricostruzione del Teatro | |
| 1984 | Aggiudicazione appalto- raggrupp. Mario Valle S.p.A. | |
| 7 aprile 1987 | Posa della prima pietra | |
| 18 ottobre 1991 |
Serata di gala per debutto Stagione dell’Inaugurazione del Teatro Comunale dell’Opera di Genova. [“Il Trovatore” di Verdi] |
















